Fabbricante di lacrime – Recensione

Fabbricante di lacrime è un teen movie melodrammatico e con un messaggio fastidioso, tratto da un romanzo diventato un fenomeno di vendite. C’è da interrogarsi.

Erin Doom, nome d’arte per Matilde (cognome ancora top secret) è una bella ragazza bionda, che ha mostrato il suo volto da Fazio, dopo essere divenuta famosissima grazie al suo romanzo Fabbricante di lacrime.

Seicentomila copie vendute, dopo aver pubblicato il suo libro autonomamente e in seguito essere passata a Salani Editore. Il romanzo, che era il suo secondo lavoro, era stato pubblicato a puntate sulla piattaforma online Wattpad, come era avvenuto per il libro After di Anna Todd, altro fenomeno di vendite con successivi film.

Romanzo il cui successo è stato fatto deflagrare dal pubblico di riferimento, che era quello delle teenager. Quindi cosa aspettarsi da un film che proviene da questa realtà, su cui il “colosso dello streaming” ha investito molto, anche per quanto riguarda la promozione?

Inutile tergiversare. La trama è un mix fra Carolina Invernizio e Incompreso. Nica (come la farfalla) da bambina resta orfana dopo un tragico incidente e finisce in un istituto gestito dalla perfida Direttrice stile Crudelia, che tratta i piccini come fossero in un riformatorio e non in un orfanatrofio e li punisce con sadica durezza.

Caterina Ferioli Biondo (Simone Baldasseroni)

“Oh dolci baci, oh languide carezze”.

Lei ha un prediletto, il giovane Rigel (come la stella), pianista solitario, afflitto da palesi turbe emotive (si pensa il peggio). Dopo anni di soprusi entrambi sono adottati da una mite e gentile coppia, già gravata da un lutto, con casa da Mulino Bianco.

Potrebbe essere la volta buona per rifarsi una vita. Mannò, perché lui si comporta malissimo con lei, la respinge eppure la attira, le dice cose scortesi ma mostra attrazione fisica.

Lei, ex piccina vulnerata, insiste e i due si fronteggiano come Ana e Chistian di 50 sfumature, labbra tumide e tremanti troppo vicine mentre lui le dice cattiverie. Però guata minaccioso chiunque le si avvicini, cosa che succede appena entrambi iniziano a frequentare il liceo locale.

Alessandro Bedetti

Il rivale, vanamente, che ve lo diciamo a fare.

Tutti i nomi sono inglesi e la località resta indefinita ma vagamente anglosassone, si vede che fa più chic che la Brianza. Lei, che in ricordo di un gioco con la madre, e non perché fan di Michael Jackson, ha sempre dei cerotti sui polpastrelli, non demorde e pur costantemente e duramente respinta continua a girargli intorno.

Del resto altrimenti, come farle pronunciare la battuta “tu graffi, io cerotti”? Chi sarà dei due il Fabbricante di lacrime?

Fiaba che i ragazzini si raccontavano, che narrava di un misterioso artigiano che fabbricava lacrime per chi volesse provare emozioni, che sono però solo negative, a sentir loro, tristezza, disperazione, rabbia e così via, dimenticando che si potrebbe anche piangere di gioia.

Caterina Ferioli

A sinistra l’amica disinvolta del liceo, obbligatoriamente con occhiali.

A dirigere (e scrivere insieme a Eleonora Fiorini) è Alessandro Genovese, dopo 7 donne e un mistero del 2021, con un cast che non sappiamo (o possiamo immaginare) in base a quali criteri sia stato selezionato.

La protagonista Caterina Ferioli dovrà studiare ancora tanto, dizione e recitazione. Soprattutto nell’insistente voce fuori campo emergono con ulteriore chiarezza le sue lacune recitative, che sono immani.

Del resto è costretta a pronunciare battute tipo Baci Perugina da far tarantolare il buon René Ferretti di Boris, così come tutto il film sembra scritto dagli sceneggiatori di Gli occhi del cuore.

Caterina Ferioli Biondo (Simone Baldasseroni)

I due si fronteggiano, tanto per cambiare.

Lui è Simone Baldasseroni, aka Biondo, “rapper” di Amici, visto anche in 50 km all’ora con Fabio De Luigi, dove era il figlio di Stefano Accorsi, viso ossuto, bocca tumida, sguardo torbido.

Il tiktoker Alessandro Bedetti, l’antagonista di Rigel, è quello che ne esce meglio quanto a prestazione. La direttrice carogna (Sabrina Paravicini) recita con l’angolo della mascella sprezzantemente alzato. I due poveri adottanti sono i più sobri (Orlando Cinque e Roberta Rovelli).

Se pensiamo a un cast di principianti di una delle meno importanti serie tv americane o di qualche commedia senza pretese (come la recente Tutti tranne te), il paragone è impietoso.

Caterina Ferioli Alessandro Bedetti

Può mancare la scena-madre sotto la pioggia?

Selezione piaciona di hit (Billie Eilish, George Ezra, ovviamente Olivia Rodrigo), meglio la colonna sonora di Andrea Farri (che pur si deve adeguare a certe esigenze). Resta che il film è un prodotto studiato a tavolino per i fan e quindi deve restituire sullo schermo quanto aveva dato dalla pagina scritta.

Se si voglia attrarre altro tipo di pubblico, può darsi sia nei sogni dei realizzatori, ma si vedrà (nella produzione figura Iginio Straffi, il creatore delle Winx). Intanto è inutile accanirsi perché, forse, perfino una IA nutrita a romanzi rosa (o grigi o neri) avrebbe fatto di meglio.

Quello che resta nella retina dello spettatore sono due adolescenti con il tasso ormonale elevato che si strusciano morbosamente con sguardi vogliosi senza però mai concludere.

Mai una gioia…

I due si prendono e si respingono alternativamente, per un pregresso che sapremo solo alla fine del film (non che non fosse prevedibile, anzi si pensava fin peggio, perché l’adulto è smaliziato), in una citazione di 50 sfumature furbetta, virata al romantico spinto.

Ci auguriamo che le adolescenti di oggi siano migliori di quanto pensa il marketing. Anche se, visto il successo del libro, ci sono poche speranze.

Fabbricante di lacrime, distribuito da Netflix, è un “teribbile” (lo diciamo così in onore dell’accento dei protagonisti) prodotto per adolescenti ma in realtà per quasi-bambine 10/12enni, che propaga proprio quel messaggio che tutti cerchiamo di cancellare dalla cultura delle prossime generazioni.

La protagonista sembra un’eroina che lotta contro un sopruso orribile in nome dell’amore, ma il suo comportamento è quello di sempre, la donna che si lascia maltrattare perché lei sa che alla fine riuscirà a cambiare tutto, la situazione, il suo amato.

La solita crocerossina insomma, ma scritta in modo astuto. Nel film si dichiara “Le cose belle possono far male”. No, non devono.

Scheda tecnica:

Regia: Alessandro Genovesi

Cast: Caterina Ferioli, Biondo (Simone Baldasseroni), Alessandro Benedetti, Sabrina Paravicini, Nicky Passarella

Distribuzione: Netflix

Genere: drammatico, teen, sentimentale

Pubblicato da Giuliana Molteni

Vado al cinema dalla metà degli anni ’50 e non ho mai smesso. Poi sono arrivate le serie tv.