Ricchi… da morire è una divertente dark comedy, meno spregiudicata di quanto forse volesse essere, interpretata da un sempre simpatico Glen Powell.
Becket Redfellow è nella sua cella, in attesa dell’esecuzione capitale per aver commesso un omicidio. Un prete lo va a trovare e racconta, a lui e a noi, la sua storia, come il destino lo ha portato lì e perché.
Becket è nato dal breve amore fra un musicista e la giovanissima figlia di un megamiliardario, che la ripudia e caccia di casa. La madre lo cresce fra mille difficoltà, con un’educazione impeccabile per non fargli mai dimenticare a quale mondo appartiene e quale dovrebbe essere “il giusto tipo di vita” che lui merita.
Un mondo nel quale un giorno potrebbe rientrare, perché è rimasto nella linea dinastica della grande famiglia e se tutti gli zii e i cugini dovessero morire, tutto spetterebbe a lui. Dopo un’infanzia appesantita da altri dolori, diventa un giovane uomo civile e per bene, che cerca di cavarsela da solo in una vita mai facile.
Finché l’ennesima ingiustizia gli fa contemplare una soluzione estrema: cominciare ad ammazzare chi gli sta sopra nell’albero genealogico. E il mausoleo della Famiglia Redfellow inizia a riempirsi.

Glen Powell, l’eroe negativo in bilico fra due mondi e due modi di intendere la “morale”.
Intanto ha ritrovato casualmente la bellissima e arrogante Julia, suo grande amore fin da ragazzino, ricchissima e viziata rappresentante proprio di quel mondo in cui Beckett vorrebbe rientrare ma che in fondo disprezza.
E a ragione, perché tutti i patriarchi sono avidi profittatori, biechi speculatori senza scrupoli, mentre gli eredi più giovani sono solo dei viziati e inetti parassiti. Ricchi… da morire è una dark comedy divertente e cupa, ironica e amara, tratta da un grande classico di genere del 1949.
Si tratta di Kind Hearts and Coronets, in italiano Sangue blu, ispirato a sua volta al romanzo del 1907 di Roy Horniman Israel Rank: The Autobiography of a Criminal, ambientato in epoca edoardiana. Quel film vedeva un sublime Alec Guinness interpretare le otto vittime con vari travestimenti e si avvantaggiava di un finale più ironico.

La sempre spregiudicata Margaret Qualley, la ricca spietata.
Anche se, visti i tempi politicamente corretti di oggi, pure il finale di questo film ha il suo coraggio. Niente di originale, ma ben orchestrato, Ricchi… da morire si avvale dell’interpretazione di Glen Powell, attore che sembrava sul punto di deflagrare quanto a popolarità e contratti dopo l’infilata di tre successi di fila, Tutti tranne te, Hit Man, Twisters.
Ma è incappato nel flop di The Running Man e della serie su Disney + Chad Powers, scelta clamorosamente sbagliata. Così, non si sa per quale motivo, la ricerca di una nicchia ancora scoperta oppure proprio scelte sbagliate in generale, è rimasto in ombra. Dovrebbe cambiare agente.
Qui conferma il suo talento per un tipo di personaggio sfumato, non eroe ma nemmeno villain, gli auguriamo una carriera più lineare, più stabile. Dirige John Patton Ford, dopo Emily the Criminal, noir del 2022 con Aubrey Plaza.

Jessica Henwick è l’amata dal cuore puro, disinteressata al capitale.
Nel resto del cast molte facce (e nomi) noti, Ed Harris ci regala una delle sue ultime interpretazioni, Bill Camp è uno degli zii, fra i nipoti si riconosce Zach Woods che era nel cast di Silicon Valley e anche Topher Grace in un piccolo ruolo spassoso.
La vera amata da Becket è affidata a Jessica Henwick (Silo, Glass Onion), una giovane insegnante incredibilmente disinteressata al patrimonio del protagonista. L’altra donna della vita di Becket è interpretata da Margaret Qualley con la consueta sicurezza, lanciatissima dopo The Substance.
Il suo personaggio è quello di una giovane donna amorale e aggressiva, che sa benissimo dove vuole arrivare e non soffre del minimo scrupolo, degna rappresentante di una categoria, quella dei ricconi, che alla fine vince sempre.

Bill Camp, grande caratterista, è lo zio “meno peggio”.
Bisogna vedere come diventerebbe chi riuscisse a entrare a far parte di quel mondo, se in precedenza “infettato” da una vita e frequentazioni “normali”. È inutile negarlo, certi ricchi hanno una marcia in più e per stare al passo con loro tocca farsi crescere tanto pelo sullo stomaco.
E Becket con tutte le sue sacrosante istanze personali e sociali ondeggia fra gli estremi rappresentati dalle due figure femminili. Ricchi… da morire (in originale How to Make a Killing) non può essere scandaloso come l’originale, che godeva anche della presenza sublime di Alec Guinness, e tante storie similari viste in questi anni avrebbero richiesto forse un tono meno leggero nei passaggi da commedia e più “nero” in quelli drammatici.
In ogni modo il film, distribuito da Lucky Red, pur non essendo uno di quelli che ti cambiano la vita, resta una discreta commedia nera che riprende tanti temi cari alla critica sarcastica dei grandi ricconi, che da anni hanno preso il controllo del mondo e delle masse che ci abitano.

Tante storie che vogliono farci credere che basti prenderli in giro ogni tanto e magari ammazzarli nella finzione, per essere a posto con la nostra coscienza civile, mentre intanto, coscientemente o meno, li votiamo, li ammiriamo, compriamo i loro prodotti, facendoli diventare sempre più ricchi e potenti. E carogne.
Scheda tecnica:
Regia: John Patton Ford
Cast: Glen Powell, Margaret Qualley, Jessica Henwick, Bill Camp, Zach Woods, Topher Grace
Distribuzione: Lucky Red
Genere: thriller, commedia