I film e le storie vere – Articolo

Con quale criterio vanno “criticati” i film che raccontano storie vere e importanti?

Ci sono film che raccontano storie vere, eventi storici, scandali politici, avventure umane realmente avvenute, fatti di cronaca nera da cui trarre monito, ma, non essendo documentari, lo fanno “romanzando” la materia (il processo viene definito in inglese fictionalizing). Gli eventi restano fedeli ai fatti realmente avvenuti ma i ruoli dei veri protagonisti vengono affidati ad attori professionisti, a volte famosi.

Diventando “film” sono soggetti al giudizio della critica cinematografica, come ha diretto il regista, come ha tradotto in immagini i famosi eventi, come lo sceneggiatore ha adattato la storia e le parole pronunciate dai protagonisti nella realtà, per farle pronunciare a degli attori, come questi attori hanno recitato quei personaggi?

Abbiamo di recente visto alcuni film che ci hanno fatto riflettere su questo argomento, perché ci hanno fatto pensare che per certe storie l’importanza che restino nel tempo e vengano ripercorse magari anche a distanza di anni dal pubblico che le aveva già seguite o che invece le aveva appena sfiorate, sia la cosa che conta di più. Al di là del mero giudizio “critico”, di cui in questi casi l’importanza è minore.

Uno di questi film è Balcanica, diretto da Nicola Sorcinelli, che racconta una storia esemplare, sunto di tante altre, che riguarda due fuggitivi dall’Afghanistan, due musicisti che non possono più suonare i loro strumenti, dei semplici ottoni, perché i talebani hanno vietato anche la musica, strumento di Satana pure lei.

Matilda De Angelis

Matilda De Angelis è la volontaria in crisi nel bel film Balcanica.

Nel ruolo di una volontaria che percorre la zona aiutando i fuggitivi che incontra (siamo in Serbia verso il confine italiano) c’è Matilda De Angelis. Abbiamo poi visto La casa delle donne, con la nota e apprezzata Karin Viard a fare da nome di richiamo, che racconta un momento difficile per la sopravvivenza della gloriosa istituzione realmente esistente, che a Parigi si occupa dei problemi di donne sole e senza protezione, francesi e straniere.

Palestina 36 (distribuito da Wanted) attraverso le vicende di un gruppo di personaggi di finzione, ripercorre le tappe dell’occupazione delle terre palestinesi da parte dei coloni ebrei, mentre il territorio è ancora sotto mandato inglese e l’operazione è sostenuta con durezza dai militari britannici, ben prima della nascita dello Stato di Israele.

Se domani non torno, diretto da Paola Randi, di cui non possiamo dire molto perché siamo soggetti a un embargo, racconta a distanza di tre anni la tragedia della Famiglia Cecchettin, con Giulia, la figlia ventiduenne ammazzata all’ex “fidanzato”, la sua scomparsa, le prime ricerche del padre, il montare dell’angoscia, l’atroce conferma finale.

Pierre Deladonchamps Eye Haidara Juliette Armanet

Il bel cast corale di La casa delle donne.

Tutto narrato dalla parte della famiglia, con l’intento, nel riprodurre con esattezza i due discorsi pronunciati dalla sorella Elena e dal padre Gino, di dare ancora maggiore visibilità alle sacrosante parole pronunciate. Totalmente valide ancora oggi, perché niente è cambiato.

Sono tutti film che abbiamo apprezzato, ma “criticando” si potrebbe dire che la storia di Balcanica è troppo edificante e ottimista, che le vicende umane della Casa delle donne sono collezionate per essere un riassunto spettacolarizzato dell’attività della benemerita attività e non tutti i casi saranno così intensi.

Palestina 36 immaginiamo sarà accusato di essere manicheo, nel susseguirsi di scene che esemplificano da lunga escalation dell’occupazione della Palestina da parte degli israeliani, sotto l’ala ben protettiva degli inglesi. Non riusciamo a immaginare obiezioni a Se domani non torno (film che andrebbe proiettato nelle scuole), perché si tratta di una narrazione molto sobria e sobriamente interpretata (ma con intensità) da Filippo Timi e dal resto del cast meno noto.

Jeremy Irons

Jeremy Irons, attore famoso, che fa da nome di richiamo per Palestina 36.

Già ai tempi della vicenda però c’erano state polemiche e diffamazioni da parte del “web” su Giulia e sul padre, che potrebbero ripresentarsi. Ma: Balcanica è certo meno tragico di Green Border, gran film sulla tratta balcanica diretto da Agnieszka Holland nel 2023, ma ha il pregio di riproporre un argomento che è bene non venga dimenticato, messo in disparte.

Quel percorso è spesso ignorato dai mass media, che almeno in Italia preferiscono barconi e annegamenti di migranti e ignorano le atrocità che avvengono lungo quel cammino, che invece è ugualmente devastante e potenzialmente mortale.

La casa delle donne illustra la situazione drammatica dell’assistenza pubblica anche in Francia, dove anche istituzioni benemerite, in cui medici eroici prestano quasi gratuitamente la loro assistenza a situazioni disperate, sono strozzate dalla mancanza di fondi, eppure soggette a controlli severi, che non possono che indignare.

Giulia Cecchettin

Una scena (vera) delle manifestazioni seguenti alla morte di Giulia Cecchettin.

Palestina 36 sarà anche “manicheo”, ma ha il merito di raccontare come tutto sia cominciato nel 1936 (anche se pure la situazione precedente da anni era molto tesa) con l’enorme responsabilità dei governi occidentali, in primis quello inglese.

Dalla sua vocazione colonialista, quel Governo si è arrogato il diritto di fare del paese quello che voleva, autorizzando sempre maggiori sbarchi di ebrei provenienti da un’Europa già percorsa dal sentimento dell’antisemitismo (consigliamo sempre di recuperare il vecchio film Exodus, blockbuster hollywoodiano del 1960 eppure incredibilmente illuminante ancora oggi).

Mostrare la responsabilità di quella Nazione per il disastro che è seguito, è il merito maggiore del film. Se domani non torno speriamo faccia riflettere molte giovani o giovanissime donne e le loro famiglie e gli amici, in modo che imparino a stare in guardia.

Laurent Stocker

In La casa delle donne il “potere” sta a guardare, pronto a giudicare.

Perché Giulia non era una moglie separata e ostile, una donna traditrice (nella percezione del partner) o una di quelle donne per le quali molte volte l’informazione cerca quasi di giustificare la reazione maschile. Giulia era solo una ragazza di 22 anni intenta a costruire e ricostruire la sua vita liberamente e questo non andava bene al ragazzo che per un po’ era stato il suo “fidanzatino”.

Quindi personalmente pensiamo che questi quattro film su cui abbiamo richiamato l’attenzione, siano film che andrebbero “criticati” diversamente, perché in ogni modo il loro scopo è diverso dal semplice intrattenimento, è anche informazione, divulgazione di fatti diversamente importantissimi.

E il loro pregio resta affidare alla relativa eternità del mezzo cinematografico vicende che meritano di restare nel tempo, sottraendole alla caducità del foglio di giornale, del post sul web, del notiziario televisivo.

Pubblicato da Giuliana Molteni

Vado al cinema dalla metà degli anni ’50 e non ho mai smesso. Poi sono arrivate le serie tv.