Street Fighter – Recensione

Street Fighter rilancia il famoso videogame con una versione su grande schermo con grandissime mazzate e poco più.

Scordatevi la penosa versione del 1994 con Jean-Claude Van Damme, in cui, peccato mortale, lo si faceva anche combattere poco, film che solo i cultori del recupero del trash d’epoca potrebbero salvare (dimenticatissima è stata la versione del 2009 e così un paio di serie per il web).

In origine fu il videogame Capcom, correva l’anno 1987, erano i tempi dei cabinati e Street Fighter, franchise giapponese di giochi “picchiaduro”, combattimenti a due con pugni e calci, nei bar e nelle sale giochi provocava lo scassamento dei pulsanti che comandavano le mosse dei protagonisti del gioco.

Sei titoli principali sono seguiti e vari spin-off e crossover, il successo mondiale è arrivato con il secondo capitolo nel 1991, rendendo Street Fighter un fenomeno quanto a durata e incassi, presente nella cultura pop, citato in Ready Player One e in Piccoli brividi 2.

Arriva adesso sugli schermi il nuovo film Street Fighter, che si dichiara essere un reboot, diretto da Kitao Sakurai, in modo da esaltare i momenti di combattimenti, che sono (giustamente) numerosi e devastanti (anche se con pochissimo spargimento di sangue).

Noah Centineo Andrew Koji

Noah Centineo e Andrew Koji, la coppia di fraterni combattenti.

Perché questa versione è in effetti più fedele alle atmosfere originali, mentre imbastisce un minimo di interazione fra personaggi nati per scambiarsi mazzate mostruose e nulla più. La trama è elementare eppure a tratti criptica, nonostante varie e ripetitive “spieghe”.

Ma non importa a nessuno, perché nessuno andrà a vedere questo film per la trama e i dialoghi e neanche per la recitazione degli attori. Ryu (Koji) e Ken (Centineo) sono stati amici fraterni fin da ragazzini, entrambi appassionati di arti marziali.

Ma, come vedremo in un prologo in animazione, un incidente durante il loro primo World Warrior Tournament li ha messi uno contro l’altro. Le loro vite si sono allontanate e sia Ryu che Ken hanno sprecato le loro doti.

Vidyut Jammwal

Il simpatico Vidyut Jammwal interpreta Dhalsim.

Finché, molto anni dopo, si ritrovano insieme per una seconda edizione del contest. A richiamarli, con l’inganno, è stata Chun-Li (Liang), misteriosa ragazza che vuole sfruttare l’occasione per incastrare il sadico M. Bison (Dastmalchian), Signore del Male che a sua volta nutre piani di smodata malvagità.

I personaggi, buoni o cattivi, sono caricati e irreali, nel look, nel comportamento, nella recitazione, ogni momento che potrebbe essere drammatico viene immediatamente dissacrato da uno spunto grottesco o comico, da una battuta o da un risvolto ridicolo.

Perché così, sdrammatizzando la storia, si sdrammatizza anche l’estrema violenza degli scontri fisici. Il simpatico Noah Centineo lo abbiamo già apprezzato in The Recruit e Black Adam. L’anglo/giapponese Andrew Koji era nella bella serie tv Warrior, recuperabile su HBO, in Gangs of London e anche in Bullet Train.

Il perfido M. Bison è affidato a David Dastmalchian, condannato a ruoli inquietanti (Dexter Resurrection, Demeter, Late Night with the Devil, The Suicide Squad). Jason Momoa, visto da poco in Supergirl, compare come una specie di simpatico Hulk (perché verde è il suo personaggio Blanka). Fa capolino perfino 50 Cents, misteri del casting. Il resto è rumore.

Scheda tecnica:

Regia: Kitao Sakurai

Cast: Noah Centineo, Jason Momoa, Andrew Koji, Callina Liang, David Dastmalchian, 50 Cent

Genere: azione, fantasy

Distribuzione: Eagle Pictures

Pubblicato da Giuliana Molteni

Vado al cinema dalla metà degli anni ’50 e non ho mai smesso. Poi sono arrivate le serie tv.