Primetime – Recensione

Primetime, storia vera, ci fa riflettere sul confine fra realtà e reality, fra giustizia e giustizialismo, fra ambizione e moralità.

Quali azioni è lecito compiere per sventare un crimine? E per quanto e come si può incalzare un soggetto già borderline a commettere i crimini che rimugina? Ben lo sanno i vari corpi di Polizia che devono stare molto attenti, quando usano degli infiltrati, a non ricadere nell’induzione di reato.

Nel 1996 negli USA l’ambizioso Chris Hansen lavorava per la rete NBC e, fra il 2004 e il 2007, era diventato famoso con un programma che si chiamava To Catch a Predator, in cui, attraverso ben organizzate operazioni sotto copertura e l’uso di telecamere nascoste, smascherava platealmente dei pedofili.

Che venivano attratti in precedenza con chat su internet dai suoi addetti e poi da un “attore” che impersonava brevemente l’oggetto del desiderio (l’esca). Finché, per scalare le vette del successo e ottenere l’agognato primetime, Hansen si ostina a dare la caccia a un misterioso individuo, un pezzo grosso con una carica importante, che nell’online sembra un vero pervertito, ma lo sarà davvero nella realtà?

Hansen, vera celebrity presente nell’immaginario pop, tuttora in vita (e scontento di questa versione della sua carriera), ha definito Primetime “un insulto alle migliaia di uomini e donne che lavorano duramente ogni giorno per proteggere i bambini dai predatori.”

Robert Pattinson

La giustizia che cala sul colpevole immersa in una luce divina.

Nel film Hansen è un uomo roso da una smania di arrivare devastante, un personaggio pubblico sempre in cerca di scoop, anche quando il contesto è davvero disturbante, come quello di una sua precedente inchiesta sui bambini scomparsi in India, da cui sembra derivasse la sua ossessione. Nel privato le cose non andavano meglio.

Ma per finire in Primetime (questo è anche il titolo del film), che è l’orario di massimo ascolto, sarebbe passato sopra qualunque proverbiale cadavere. Anche dopo questo incidente di percorso ha proseguito una carriera di successo, sempre sullo stesso filone crime, avviando canali youtube e in streaming, vincendo diversi premi fa cu ben 10 Emmy.

Per un motivo simile a quello raccontato dal film, è di nuovo incappato in un caso controverso, sempre nello stesso ambito. Il film Primetime è diretto da un esordiente, il trentenne Lance Oppenheim (prima solo corti e alcuni documentari), scritto da Ajon Singh (anche lui all’esordio) ispirandosi liberamente all’articolo di Esquire del 2009, “Tonight on Dateline This Man Will Die”, di Luke Dittrich, che si concentrava sul caso drammatico sui cui si focalizza il discorso del film.

Skyler Gisondo

Che va visto non come fedele ritratto del personaggio, che è veramente più vasto, ma lo prende a esempio per fare (crediamo) un discorso più esteso sulle responsabilità, che ciascuno è chiamato ad affrontare e sull’equilibrio fra scopo da conseguire e prezzo da pagare.

Soprattutto quando le cose vanno storte. Particolare la fotografia di David Bolen, satura, granulosa, “sporca”, quasi stessimo guardando dei filmati d’epoca (siamo agli albori del digitale). Prodotto e distribuito in origine da A24, da noi è un prodotto I Wonder.

Ottima scelta quella di Robert Pattinson nel ruolo del protagonista, algido, affascinante (affettata e costruita anche la sua dizione, che va apprezzata nella versione in originale), con una sua vena di perversione lecita però, che era quella di diventare famoso a ogni costo e sulla pelle di chiunque. Una versione meno estrema (ma vittima della stessa fascinazione) del protagonista di The Nightcrawler, che era stato un grande Jake Gyllenhaal.

Robert Pattinson

Il tenero Skyler Gisondo (Jimmy Olsen nel Superman di James Gunn, ma una lunga carriera fra serie tv e altri film), è “l’esca”, il giovane uomo che finge di essere un ragazzino, anche lui in cerca di affermazione, attore che vorrebbe solo essere iscritto al sindacato e avere un agente e che per questo si presta a sopportare le avances dei pedofili, traumatiche anche se erano brevi i momenti di contiguità.

Merritt Wever (Nurse Jackie, Godless, The Bombing of Pan Am 103) è la produttrice, legata a Hansen da un filo che non riesce a rompere anche se si rende conto della sua deriva, pure lei però disposta a subire parecchi affronti pur di sfondare. Primetime è un film cupo e opprimente, a tratti disturbante, un racconto di ossessioni per cui ciascuno è disposto a rischiare tutto.

Il pedofilo vero o aspirante tale che si lascia irretire dalle telefonate provocanti delle esche che gli addetti al programma gli lanciano dal web. Il giornalista e i suoi collaboratori in cerca di materiale sempre più hot per ingolosire il pubblico e aumentare l’audience, anche a costo di travalicare quel limite sottile che porta appunto all’induzione di reato. Tutto certo per catturare mostri ma anche per fare carriera.

Se in tanti casi si assicurava alla giustizia, e prima al ludibrio pubblico, gente deviata e potenzialmente pericolosa, c’era sempre il rischio di spingere qualche soggetto più fragile oltre il limite che era riuscito a darsi. Argomento spinoso e suscettibile di diverse letture, anche perché il movente che sembrava virtuoso, nella realtà non lo era affatto. Il che rende Primetime un film di quelli che suscitano discussioni, che è sempre un bene.

Scheda tecnica:

Regia: Lance Oppenheim

Cast: Robert Pattinson, Skyler Gisondo, Anna Faris, Merritt Wever, Bokeem Woodbine

Distribuzione: I Wonder Pictures

Genere: drammatico

Pubblicato da Giuliana Molteni

Vado al cinema dalla metà degli anni ’50 e non ho mai smesso. Poi sono arrivate le serie tv.