Una veloce carrellata su alcuni dei primi film presentati alla Mostra del Cinema di Venezia del 2026.
Un breve riassunto di alcuni dei primi film presentati alla Mostra del cinema di Venezia di quest’anno, in attesa di parlarne più diffusamente quando saranno distribuiti nelle sale cinematografiche.
Ink, di Danny Boyle, In concorso.
Il racconto dell’incontro tra Ruperth Murdoch e Larry Lamb, che insieme lanciarono un modo nuovo di fare giornalismo, confezionando il quotidiano Sun. La regia è avvincente. Interessante il rapporto tra il proprietario, dichiaratamente occupato nella parte commerciale ed economica, e il direttore del giornale, che intravede nel successo lavorativo la rivincita personale nei confronti di traumi infantili accennati. Alla fine, tuttavia, il film risulta prevedibile, oltre che eccessivamente schierato nel semplificare e santificare i personaggi.
La ragazza con la Leica, di Alina Marazzi, Sezione Orizzonti, film di apertura.
Tratto da un racconto con lo stesso titolo, racconta la breve vita e intensa vita della fotografa Gerda Taro. La regia del film è la forza della pellicola, che procede sullo stesso binario di Un’ora sola ti vorrei: intreccio di racconto e fotografie originali. Il film è molto godibile.
Salon de belezza, di Natalia Acevedo, sezione Giornate degli Autori.
La regista messicana mette in scena un luogo ( un salone di bellezza abbandonato) dove il proprietario anziano e malato lui stesso, offre una misera ospitalità a amici malati nel passaggio tra la vita e la morte. È un film poetico e crudo, in alcune scene anche fastidioso, in altre noioso per le lungaggini nelle riprese di dettagli.

Jack O’Connell in Ink, film che racconta la genesi dell’impero editoriale Murdoch.
Wild Horse Nine, di Martin McDonagh, in concorso.
Il film è decisamente godibile, ben scritto, regia impeccabile, divertente e malinconico allo stesso tempo. Attori eccellenti, in primis John Malkovic, e costumi super colorati. A McDonagh dobbiamo film come In Bruges, 7 Psicopatici, Tre manifesti a Ebbing (si può recuperare su Disney +), Gli spiriti dell’isola.
Nessun dolore, di Gianni Amelio, fuori concorso.
È difficile trovare un pregio nel film, forse lo spunto narrativo, che sviluppato e recitato in altro modo, avrebbe potuto rendere il film interessante. Narra la storia di un venditore di libri usati nel vortice dei sensi di colpa per un accidentale grave incidente stradale. Dirige Gianni Amelio, dopo il suo Campo di battaglia, sempre con Borghi.
Everest: The Other Side , fuori concorso.
È un documentario inerente il progetto di scalare e quindi discendere con gli sci la parete nord del monte Everest. I registi sono a loro volta esperti scalatori, e la passione per la montagna, anche estrema e mortale, traspare per tutte le quasi due ore del film.

John Malkovich e Sam Rockwell in Wilde Horse Nine, divertente e malinconico.
Too Much Sugar, di Robert Greene, Sezione Orizzonti.
Tratta della vita di un uomo, in passato inguaiato e recluso in carcere, che si giostra nel ruolo di padre con 6 figli da 5 donne diverse. Appare come un’opera ancora immatura.
Queer Edward II, di Theo Rollason, fuori concorso.
Un interessante raccolta dei retroscena durante i lavori nella registrazione del film omonimo da parte di Derek Jarman nel 1991. Un bel modo per rivedere un artista decisamente originale.
The Basics of Philosophy, di Paul Schrader, fuori concorso.
La storia di un professore di filosofia presso un’Università della provincia americana, che con fatica gestisce i sensi di colpa per un evento datato molti anni prima. Ben trattato l’argomento del tormento nell’individuo per un abuso sessuale effettuato o subito.

Alessandro Borghi si impegna invano nel deludente Nessun dolore di Gianni Amelio.
15/18 A Place To Heal, di Cédric Kahn, in concorso.
Ottimo film che illustra le vicende di un gruppo di adolescenti (appunto tra i 15 e 18 anni), all’interno di un reparto di neuropsichiatria in Francia. Kahn (il suo film precedente è stato il divertente Making of) chiarisce bene come vita , morte, solidarietà e aggressività o impulsività, siano tratti che caratterizzano l’adolescenza.
La maison du vent, di Auguste Kouemo Yanghu, Sezione Orizzonti.
Narra il tentativo da parte di una anziana donna del Camerun nel cercare di motivare i suoi numerosi figli emigrati in Francia per lavoro, a rientrare nel paese di origine. Bello vedere film ambientati in regioni che noi conosciamo poco.
Oasis: Don’t Look Back in Anger, di Dylan Southdern, Will Lovelace, Fuori concorso.
L’occasione è il tour mondiale che il complesso musicale ha effettuato nel 2025, con la riunione di Noel e Liam Gallagher. La loro musica sarebbe sufficiente per giustificare il piacere di due ore di film. Don’t Look Back in Anger però è anche altro: racconta come ad un grosso guaio si può tentare di porre rimedio, che anche un uomo capriccioso e impulsivo è capace di riflettere e un altro impara a non portare rancore. Che cosa sia successo tra il 2009 e il 2025 a noi non è spiegato, ma il risultato è grande gioia.

I collerici fratelli Gallagher insieme senza rabbia sul red carpet di Venezia 2026.
Tijuana, todavia, di Gabriel Gutierrez Morales, Biennale College Cinema.
La sezione include opere prime (o al massimo seconde), il cui progetto è stato selezionato a Venezia l’anno precedente e realizzate nell’anno corrente con fondi anche della Biennale stessa. In questo caso si racconta la storia di un rapporto tra un uomo di città del Messico, residente a Tijuana, e un ragazzo russo, fuggito dalla sua nazione perché gay ( o queer come sottolinea il protagonista). Il tema è la difficoltà di superare traumi e come questi condizionino la qualità delle relazioni interpersonali.
From inside out – The architecture of Peter Zumthor, di Win Wenders, Fuori Concorso.
Un documentario per appassionati di architettura, ma ammirare edifici splendidi in altrettanto magnifici contesti ambientali rimane un gran piacere.