Digger, Iñárritu, Cruise, un film, un regista e un interprete che raggiungono un risultato diverso da quanto si poteva immaginare.
Chi è Digger, lo “scavatore” del titolo del nuovo film diretto da Alejandro Iñárritu e interpretato da Tom Cruise?
Digger; che ha fatto della pala di un suo avo il suo altare, è un feroce capitalista, un potentissimo magnate in campo petrolifero, temuto da dipendenti e famigliari, che terrorizza e ricatta, erede di una famiglia di spietati petrolieri, simbolo di quel feroce anelito al potere che ha contraddistinto il “progresso” americano.
(A margine consigliamo la lettura del libro El Hombre scritto da Guillermo Arriga, sceneggiatore di riferimento proprio di Iñárritu). Digger è però anche un vecchio cadente, che ha come unico oggetto del suo affetto un gatto vecchio 38 anni, grazie a fantascientifiche tecnologie, che però sta tirando le cuoia, ormai in stato di quasi decomposizione.
Un disastro ambientale, a lungo e invano rimosso, provoca una catastrofe. Perché siamo in un imprecisato futuro e le tante minacce climatiche di questi anni si stanno avverando tutte. I Potenti della terra però, una congrega di orridi vegliardi, industriali, politici, riccastri di potere vari, Presidente degli Stati Uniti in testa, fanno muro contro ogni evidenza, contro ogni responsabilità, complici ovviamente del compagno di merende Digger.

Può il Potere arrendersi alle leggi della natura?
E la strategia scelta è quella della negazione, seguita dalla nobile offerta di aiuto. Da distruttori a salvatori. Quindi la solita denuncia in tono grottesco della solita immorale corruzione, con rimandi vistosi a Stranamore (e a certe nostre situazioni attuali)?
No, perché dopo un avvio comunque travolgente per la feroce satira che introduce, un colpo di scena, che non diciamo perché sarebbe sacrilegio, sembra ribaltare la prospettiva e la percezione dello spettatore.
Perché la geniale sceneggiatura scritta dello stesso regista insieme a Nicolas Giacobone e Alexander Dinelaris (che sono gli stessi di Birdman e Revenant), con l’aggiunta di Sabina Berman e Jez Butterworth (Britannia, The Agency, Mobland) è un gioco di scatole cinesi, in cui diverse trame si incastrano una dentro l’altra.

L’incredibile maschera di John Goodman.
Per arrivare al risultato che si prefigge, Iñárritu sfrutta un cast veramente pazzesco, in cui nomi e volti noti si affiancano a quelli di quei grandi caratteristi di cui è ricco il cinema americano. Rifulge Tom Cruise, invecchiato e ingrassato da protesi in lattice, con un’interpretazione fra le sue migliori (il monologo centrale da dieci minuti, pur dal tono diverso, ricorda la sua bravura in Magnolia).
Lo affianca uno stupefacente John Goodman e all’altezza sono Riz Ahmed (il geologo al servizio di Digger), Sandra Hüller (la sorella), Michael Stuhlbarg (il vicepresidente) e Jesse Plemons. Sbalordisce la bellezza della scenografia, roba da far felici più cineasti fra cui Fellini e Wes Anderson, così come la colonna, “sonora” per davvero, opera di Cosmo Sheldrake, una rivelazione, per la quale usiamo nuovamente l’aggettivo geniale.
Il progetto si dice risalga al periodo in cui Cruise stava girando Maverick ma alcuni dettagli ci sembrano aggiornati ai nostri più recenti anni. Digger è un film che non ti aspetti, che sembra avviato verso una direzione più convenzionale, una satira del capitalismo e dello sfruttamento selvaggio dell’ambiente, ma anche degli ipocriti critici del capitalismo predatorio, che si atteggiano a paladini di un impossibile ritorno a comportamenti più virtuosi.

Una delle molte particolari scenografie del film, parte stessa della trama.
Ma di colpo opera una brusca virata che fa rimettere tutto in gioco, per chiudere il cerchio nel finale. E lo fa in una cornice formale fra le più belle e insolite che il cinema ci abbia mostrato da molto tempo, che è anche omaggio a un cinema come non si fa più.
E le maschere che sono le facce dei protagonisti sono riprese con una particolare illuminazione dalla fotografia di Emmanuel Lubezki (che gira in Vista Vision), degna di un espressionismo a colori ma dalle tonalità ugualmente contrastate e livide.
Digger (distribuito sempre da Warner con cui Cruise ha un rapporto ormai lunghissimo, anche oltre i più commerciali Mission Impossible) potrebbe sembrare una denuncia dell’ipocrisia dei governanti ma anche dei singoli savonarola ecologisti.

Un impero costruito su una pala.
Nella sua struttura mostra però anche come la satira possa essere usata dal potere per mandare a casa contento lo spettatore e andare avanti a fare tranquillamente il proprio interesse (i propri comodi, che potrebbero però in parte essere anche i nostri).
Il potere rintuzza sempre ogni accusa, rifiuta ogni responsabilità, mente a oltranza attraverso la “narrazione”, che è quella cosa che può modificare la percezione che di un fatto avrà l’opinione pubblica. Invece, come griderà il povero geologo “la percezione non è la realtà!”.

E di questo tutti si accorgono, se la realtà è poi un iceberg grande come uno stato americano che va a sbattere contro un’altra nazione. Chiediamoci quale potrebbe essere oggi il nostro iceberg e riflettiamo quale percezione ce ne hanno fatto avere. E preoccupiamoci. Anche se intanto ci fanno ridere.
Scheda tecnica:
Regia: Alejandro G. Iñárritu
Cast: Tom Cruise, John Goodman, Jesse Plemons, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg
Distribuzione: Warner Bros.
Genere: avventura, azione, commedia