Nino – Recensione

Nino è un film francese che ci racconta che per sopravvivere alle tante sventure della vita il rapporto umano è indispensabile.

Parigi, oggi, Nino è un giovane uomo quasi trentenne, riservato, anche fisiognomicamente trasmette un senso di distacco educato, di riservatezza un po’ respingente. Apprende di avere un cancro alla trachea dopo un controllo casuale e la cosa gli viene comunicata con scortese disinvoltura.

È venerdì e lunedì si dovrà presentare per la prima chemio. Esce dall’ospedale naturalmente sconvolto, ma incapace di comunicare il suo dramma a qualcuno. Perché Nino è fatto così, ha una madre affettuosa con cui ha un bel rapporto, ha un gruppetto di amici, nonostante siano dei festaioli a differenza di lui, ha in giro qualche ex senza peso sentimentale però.

Ma è sempre stato uno che non parla di sé con il suo prossimo. Nel lungo weekend che segue, in cui Nino vagherà per la città, perché ha perso le chiavi di casa e non ha la testa per risolvere il problema razionalmente, andrà a trovare la madre, cui non dirà niente però, vista la sua fragilità. Incontra una ragazza che cerca di agganciarlo palesemente interessata ma la scarica, partecipa a una festa in casa di amici facendo finta di niente.

Alla fine è là che accenna finalmente il suo problema ad un amico, lasciando poi frettolosamente l’appartamento. Andrà poi a cercare la ragazza e passerà con lei e con il suo figlioletto l’ultima notte, riuscendo finalmente ad aprirsi con una persona estranea.

Théodore Pellerin

Il lunare Théodore Pellerin, perfetta scelta di casting.

Sarà da questo pellegrinaggio e dalle conseguenze che avrà, che scaturirà una scintilla capace di rendere accettabile una cura che fa paura, che non offre risultati certi ma rappresenta l’unica speranza per un proseguimento della vita. Che per come era prima, non era poi gran cosa per cui lottare.

La malattia, quindi, e la sua cura per re-imparare ad apprezzare la vita? Anche, ma soprattutto una bella parabola per dire che soli si muore. Il film Nino, distribuito da Minerva insieme a Filmclub, è diretto da Pauline Loquès, al suo primo film, che scrive la sceneggiatura insieme a Maud Ameline.

Scelta vincente del casting è il protagonista Théodore Pellerin, alto, magro, grandi occhi e grande naso, gentilmente scostante. La madre è Jeanne Balibar e c’è anche un surreale cameo di Mathieu Amalric.

Salomé Dewaels

Salomé Dewaels, la “ragazza della porta accanto”, capace di inattesa sensibilità.

Non si pensi a una storia cupa e luttuosa, perché l’evoluzione (accettazione) della situazione di Nino è raccontata con quella leggerezza trasversale tipica delle migliori narrazioni del cinema francese, che riesce sempre a far arrivare quello che vuole trasmettere nello spazio di uno sguardo, di un’inquadratura (come dicevamo qui).

E così Nino non ci fa piangere nel suo finale e, proprio sui titoli di coda, ci fa capire che ogni terribile notizia che tutti possiamo ricevere, e non è detto si parli solo di una malattia, si affronta meglio con il sostegno di qualcuno che ci vuole bene.

E che c’è sempre speranza in un mattino luminoso e composto, in cui si può trovare la forza di andare avanti anche senza sapere come andrà a finire, perché con noi ci sono le persone che tengono a noi e che aspettavano solo che fosse permesso loro di mostrarcelo.

Quando staremo male, quando inevitabilmente dovremo morire, allora saremo soli ma prima che succeda cerchiamo di guardare a chi ci circonda e a gettare il famoso ponte. Qualche volta magari sarà invano e qualche volta saremo delusi, ma non sempre. La certezza invece è che invece vivendo da soli, si muore soli. Dicevano già i Pink Floyd in The Wall: “Quelli che ti amano davvero camminano su e giù fuori dal muro”.

Scheda tecnica:

Regia: Pauline Loquès

Cast: Théodore Pellerin, Jeanne Balibar, Salomé Dewaels, William Lebghil

Distribuzione: Minerva Pictures e Filmclub Distribution

Genere: commedia, drammatico

Pubblicato da Giuliana Molteni

Vado al cinema dalla metà degli anni ’50 e non ho mai smesso. Poi sono arrivate le serie tv.